DISORNAMENTS

di Alexis Paul

“Interessato al suono, che affronto da angolazioni diverse e multiple, mi piace rivelare potenziali melodici inaspettati usando il mio strumento. Nel mio progetto “Disornaments”, sono interessato ai possibili legami tra tessuto e suono e alla possibilità di far “cantare” il ricamo. Ero particolarmente interessato ai ricami palestinesi, per la loro incredibile ricchezza, diversità e potere narrativo.

Per ottenere questo, utilizzo speciali schede musicali, note come schede perforate per organetto. Trasformo il loro uso tradizionale sostituendo la notazione musicale con la diversità e la ripetizione degli ornamenti del ricamo palestinese, che perforo a mano. Per leggere queste schede, utilizzo un “organo leggero”: una macchina realizzata su misura, ispirata all’organetto tradizionale. Più precisamente, è un lettore di schede che funziona tramite sensori ottici e consente di trasformare qualsiasi motivo in informazioni digitali compatibili con un linguaggio sonoro digitale. Questa tecnica moderna mi dà la libertà di realizzare esperimenti unici, rinnovando così il principio dell’organetto di strada. Questo sistema è quindi in grado di leggere gli ornamenti perforati e trasformare il ricamo in tracce sonore. Nel vuoto creato dalla perforazione, appaiono poi ornamenti spettrali e sonori.

Il modo di perforare queste scatole, di semplificare i motivi riducendoli a linee, macchie e sagome, così come il modo in cui mi avvicino al ricamo non ha nulla a che vedere con un approccio accademico. Piuttosto, è una questione di intuizioni e gesti poetici, volti a sperimentare modi indiretti di generare suono. Utilizzo martelli di legno e punzoni di metallo senza disegno e punzone direttamente nei motivi visivamente. Questo processo spontaneo che rimane un’interpretazione personale mi consente di essere il più vicino possibile all’atto del ricamo sia nella lentezza che nella libertà di esecuzione. Ogni opera originale trasmette una varietà di idee sostanziali e simboliche, che vanno dai tipi di punti al significato degli ornamenti, alle allegorie, alle storie o alle credenze che rappresentano. Questi pezzi sono parte integrante dell’arte popolare palestinese e sono incredibilmente diversi, con disegni floreali, geometrici e zoomorfi. Sono particolarmente affascinato dai motivi ripetuti. Che i suoni prodotti possano essere classificati come musica o meno ha poca importanza, poiché la mia intenzione riguarda più il processo che i risultati. L’obiettivo non è la traduzione letterale degli ornamenti in composizione musicale, ma l’intenzione che consiste nel generare suono da un oggetto non musicale, portando in sé una totalità narrativa e poetica. Un tentativo di trovare connessioni immaginarie tra ricamo e suono. Il progetto non mira a risultati a breve o medio termine, ma si sforza di rimanere in movimento e in relazione, di evolversi attraverso incontri ed esperienze. Appassionato della scoperta del significato in questi pezzi al di là del loro lato estetico, cerco di dare voce a certe culture che ne hanno poco, di dare loro un aspetto diverso, che cambierebbe la prospettiva o l’approccio di un certo paradigma culturale. Infine, un obiettivo parallelo è anche quello di aggirare la standardizzazione delle macchine e della musica assistita dal computer riportando la “diversità”. Così, usando cartone perforato con motivi palestinesi, provo a immaginare un “oggetto folk elettronico”, un “sintetizzatore folk”, che potrebbe, come uno strumento tradizionale, dispiegare una cornice narrativa, una ricchezza specifica, completamente assente negli strumenti elettronici moderni.

Il progetto Disornaments è stato sostenuto dall’Istituto francese di Parigi sotto forma di una borsa di ricerca, che mi ha portato a trascorrere due mesi in Palestina nell’inverno del 2023, dove ho ricevuto supporto logistico dalla Fondazione Al Ma’mal e dagli istituti francesi di Gerusalemme e Ramallah.”